Certificazione della parità di genere: facciamo il punto

Pubblicato: Maggio 30, 2025

Studi statistici ed economici dimostrano che le aziende che hanno maggiore successo sono quelle che puntano sull’inclusività. Un ambiente di lavoro inclusivo favorisce l’incremento della creatività, dell’innovazione e della produttività e il miglioramento della reputazione e dell’immagine aziendale, fattori che implicano anche una maggiore attrattività per gli investitori. 

L’inclusione e il potenziamento delle diversità passano anche e soprattutto per la lotta alle discriminazioni di genere in ambito lavorativo.  

La parità di genere e la lotta alla disparità salariale tra donne e uomini sono tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile nonché alcuni dei pilastri nei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

In linea con quanto sopra, l’Italia ha elaborato a luglio 2021 la “Strategia Nazionale per la Parità di genere 2021-2025” che tra i propri strumenti annovera la certificazione della parità di genere.

La certificazione della parità di genere 

La certificazione della parità di genere è stata introdotta dalla L. 162/2021 (legge sulla parità salariale) ed è prevista anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Secondo il PNRR, infatti, la creazione di un sistema di certificazione della parità di genere garantirà:

  • diminuzione del gender-pay gap;
  • migliori condizioni lavorative per le donne, anche in relazione alla protezione della maternità;
  • aumento dell’occupazione femminile;
  • maggiore inclusione.

Cos’è la certificazione della parità di genere?

Il c.d. bollino rosa attesta le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale e alla tutela della maternità. 

Le aziende virtuose che ottengono il c.d. bollino rosa possono godere di una serie di benefici quali: 

  • un esonero dal versamento dei contributi previdenziali calcolato sulla contribuzione previdenziale complessivamente dovuta dal datore di lavoro, in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui; lo scorso 15 febbraio è scaduto il termine per presentare le domande di ammissione all’esonero contributivo previsto per le imprese che abbiano conseguito la certificazione della parità di genere entro il 31 dicembre 2022.
  • un punteggio premiale per la valutazione, da parte di autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali, di proposte progettuali ai fini della concessione di aiuti di Stato;
  • un punteggio premiale per la valutazione, da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, delle offerte presentate a seguito della pubblicazione di bandi di gara, avvisi o inviti relativi a procedure per l’acquisizione di servizi, forniture, lavori e opere. 

A completare le previsioni in materia di certificazione della parità di genere per le aziende è intervenuta la UNI/PdR 125:2022 di marzo 2022, ovvero la prassi di riferimento contenente le linee guida per l’attuazione delle politiche di parità di genere nelle aziende. 

Essa fissa i parametri di riferimento ai quali adeguarsi per conseguire la certificazione individuando 6 aree di indicatori che possono contraddistinguere un’organizzazione inclusiva e rispettosa della parità di genere: 

  1. cultura e strategia;
  2. governance;
  3. processi HR;
  4. opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda;
  5. equità remunerativa per genere;
  6. tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Per ogni area sono stati identificati degli indicatori di performance (c.d. KPI – Key Performance Indicator) e a ciascuno di essi è associato un punteggio: l’accesso alla certificazione da parte della società è consentito con il raggiungimento di un punteggio del 60%. Ogni due anni tale certificazione viene rivalutata e rinnovata se sui gap rilevati sono stati messi in atto piani di mitigazione e miglioramento. 

I parametri sopra indicati sono stati poi confermati dal Dpcm del 29 aprile 2022.

A chi rivolgersi per adempiere gli obblighi di legge?

Per valutare lo stato dell’organizzazione interna dei nostri clienti e gli interventi che occorre adottare per ottenere la certificazione, il nostro studio è a disposizione di tutti i clienti per condurre un’analisi preliminare e redigere le procedure necessarie o modificare quelle esistenti. Una volta completata tale attività preliminare, le società potranno rivolgersi ad organismi accreditati da Accredia (l’Ente Nazionale di Accreditamento) e devono verificare che il c.d. bollino rosa da questi enti rilasciati rechi: 

  1. il marchio UNI, comprovante il rispetto dei valori della cd. normazione tecnica quali coerenza, trasparenza, apertura, consensualità, volontarietà, indipendenza ed efficienza; 
  2. il logo Accredia, unico ente designato dal Governo per accreditare gli organismi che intendano attestare la competenza e la professionalità delle loro attività; 
  3. il nome dell’organismo accreditato per certificare secondo la prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022. 

Bisogna, dunque, fare attenzione agli organismi non in regola che sono comparsi sul mercato i quali, rilasciando certificati non conformi alla normativa, non consentono ai datori di accedere ai benefici previsti dalla legge sulla parità salariale, come evidenziato da UNI e Accredia in una nota congiunta dell’11 ottobre 2022.

Conclusioni

La parità di genere è uno dei pilastri su cui si fonda ESG, acronimo di Environmental,Social e Governance ovvero l’impegno a tutela dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani e sociali e la trasparenza nell’attività di amministrazione e di governo aziendale, tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un’impresa.

In particolare, la “S” di Social richiede l’adozione da parte delle società di iniziative volte a garantire diritti fondamentali quali una retribuzione adeguata, pari opportunità, tutela della diversità e promozione dell’inclusione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, libertà sindacale. 

Lo Studio è a Vostra disposizione per supportarvi nell’adempimento degli obblighi di legge in materia di parità di genere e, in generale, nell’aggiornamento delle policy esistenti e nell’individuazione e predisposizione di quelle nuove, utili al soddisfacimento degli obiettivi ESG.

Per maggiori informazioni: comunicazione@toffolettodeluca.it
7 giugno 2026 trasparenza salariale Direttiva trasparenza retributiva: cosa devono fare le imprese dopo il d.lgs. n. 96 del 7 maggio 2026 Giugno 9, 2026 - Dal 7 giugno 2026 è operativo il decreto che recepisce la Direttiva UE 2023/970: obblighi di trasparenza, monitoraggio del gender pay gap e sanzioni per i datori di lavoro con almeno 100 dipendenti.
people shaking hands Patto di non concorrenza per le aziende: requisiti, durata e destinatari Maggio 20, 2026 - Quando una figura chiave lascia l'azienda per un concorrente, il patto di non concorrenza è lo strumento giusto — ma solo se strutturato correttamente. Scopri requisiti, durata e chi includere.
Postazione di lavoro in ufficio con oggetti sospesi, rappresentazione della flessibilità dell’orario di lavoro e del modello di settimana corta Settimana corta in azienda: flessibilità e orario di lavoro, strumenti e accordi Marzo 24, 2026 - La settimana corta si afferma come modello organizzativo per migliorare produttività e benessere. Un’analisi pratica per le imprese tra opportunità, rischi e strumenti di implementazione.
ufficio trasparente Trasparenza salariale: l’Italia alla prova della Direttiva UE 970/2023 Febbraio 25, 2026 - L’Italia avvia il recepimento della Direttiva UE 970/2023 sulla trasparenza salariale. Analisi delle novità su livello retributivo, contratti collettivi, recruiting e adempimenti per le imprese.