Bologna e lo smart working, come si riorganizzano le risorse umane?

Smart working, lavoro da remoto e normativa emergenziale. Piccole e grandi differenze nell’organizzazione del lavoro e delle risorse umane da affrontare nel post pandemia sono emerse durante l’incontro organizzato da Toffoletto De Luca Tamajo e Unicredit mercoledì a Bologna coinvolgendo tutte le anime della gestione del capitale umano in azienda.

Evento Bologna Aprile 2022

Consulenti, hr, avvocati e analisti, qual è la visione del lavoro agile oggi?

Le esperienze aziendali, emerse sia dal panel che nel confronto con il pubblico, sono diverse ma sono tutte accomunate da alcuni principi fondamentali. Vediamo quali sono.

1) I dipendenti continuano ad essere molto interessati allo smart working ma le aziende non tutte hanno ancora definito come integrarlo nella propria organizzazione dopo il regime emergenziale.

2) Qualsiasi sia il settore in cui opera l’impresa, l’interazione umana è un valore imprescindibile per favorire la collaborazione e l’attività dei dipendenti, e quindi il business dell’impresa.

3) La normativa del 2017 sul lavoro agile è molto chiara ma deve adattarsi a procedure aziendali molto diverse tra loro: va evitato il rischio di prorogare quello che di fatto è telelavoro.

4) Siamo sicuri si tratti di smart working? O forse una formula ibrida per venire incontro alle necessità di work-life balance dei propri lavoratori? Attenzione a non utilizzare il lavoro agile come strumento di welfare. È importante analizzare l’organizzazione aziendale e applicare le giuste formule contrattuali per non rischiare.

Sussistono quindi ancora molte zone d’ombra sulle quali siamo certi continueremo a confrontarci anche dopo la fine dell’emergenza legata all’epidemia da Covid-19.

I lavoratori da remoto nel 2021

L’importante per le imprese è sapere che possono rendere lo smart working uno strumento di crescita aziendale ed efficientamento del lavoro, anche se potrebbe voler dire allontanarsi dalla tipica organizzazione imprenditoriale fondata sul controllo fisico della prestazione. Il ruolo del consulente, in questo contesto, può essere strategico non solo per individuare possibili criticità ma, soprattutto, per creare la gestione delle risorse umane più adatta al proprio business e al proprio capitale umano.

Grazie al contributo di Massimo Santi, area manager Bologna, Emilia Orientale e Romagna, di Cordusio Sim; Alessandro Cappasso, area manager private Bologna di UniCredit; Laura Fasolo, senior advisor dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano e Associate Partner di P4I – Partners4Innovation – Digital360; Matteo Melchiorri, chief human capital officer di Fastweb; Giulia Bernardi, HR director di Illumia SpA; e il punto di vista consulenziale del nostro managing partner, Franco Toffoletto, e della partner responsabile della sede di Bologna, Chiara Torino.

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