Dall’osservatorio sul diritto del lavoro di Toffoletto De Luca Tamajo: Congedi parentali – un obbligo o una scelta ma sempre un diritto

Pubblicato: 04 Agosto 2020

  • Solo il 16% dei Paesi a livello globale prevede un periodo di congedo della durata di circa un anno o superiore 
  • Nel 38% dei Paesi, l’indennità è pari al 100% dello stipendio ed è corrisposta dall’ente previdenziale

La maggior parte dei Paesi a livello mondiale è sempre più attenta alla conciliazione tra vita familiare e professionale, non solo attraverso forme di welfare, ma anche agendo a sostegno dei genitori con congedi di maternità e paternità. Esistono tuttavia alcune realtà in cui il periodo è particolarmente breve o addirittura inesistente. 

L’indagine, condotta dallo studio Toffoletto De Luca Tamajo specializzato in diritto del lavoro e sindacale per le imprese, ha analizzato le normative di 40 Paesi in tutto il mondo valutando la durata dei congedi parentali e gli oneri per il datore di lavoro. Il concetto di onerosità è strettamente collegato alla lunghezza dei congedi in quanto, sebbene non sempre la retribuzione sia a carico del datore di lavoro, la prolungata assenza del lavoratore in congedo rappresenta un aggravio dal punto di vista organizzativo per il datore di lavoro. 

Grazie ai dati raccolti è stata realizzata la Law Map «Congedi Parentali» che è possibile consultare all’indirizzo  http://lawmaps.toffolettodeluca.it/ . 

«Ciò che emerge dalla ricerca è che sempre più Paesi riconoscono una maggiore flessibilità nella fruizione del periodo di maternità obbligatoria, consentendo di scegliere in quale misura goderne pre e post nascita, oltre ad almeno alcuni giorni di congedo di paternità alla nascita del figlio – sottolinea l’avvocato Marcella De Luca Tamajo, associate dello studio Toffoletto De Luca Tamajo, che ha curato la ricerca. – In Italia, dal 2019 la maternità può essere fruita interamente dopo la nascita e, dal 2020, i giorni di paternità sono stati aumentati da 5 a 7. Si differenziano molto, invece, i periodi di congedo parentale e la retribuzione. Pochi Paesi non la prevedono, mentre nella maggior parte dei casi il dipendente riceve tra l’80 ed il 100% della retribuzione dal sistema previdenziale.» 

In Usa, Messico, Panama, Perù, Cina Emirati Arabi e Kazakhistan, il congedo di maternità si attesta di massina intorno ai tre mesi tra astensione prima e dopo il parto. In l’India, sono previste 26 settimane, ma mancano il congedo di paternità ed i congedi parentali. Nessuno specifico congedo è concesso al padre anche a Panama e in Kazakhistan. Emirati Arabi e Cina, invece, non disciplinano i congedi parentali. 

Leggermente più generosi i paesi come Grecia, Colombia, Germania, Brasile, Lettonia, Romania e Russia collocati nella fascia con congedi “poco onerosi” in cui la maternità va dai 3 mesi e mezzo ai 5 mesi e sono previsti congedi parentali abbastanza estesi. La Germania, inoltre, non disciplina uno specifico congedo di paternità anche se dovrà adeguarsi alla recente direttiva UE relativa “all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza”, che impone agli Stati membri di garantire ai padri un minimo di 10 giorni di congedo retribuito.

L’estremo opposto della mappa – con congedi “molto onerosi” – è rappresentato da paesi come Austria, Irlanda, Norvegia e Regno Unito, nei quali la maternità è vicina o addirittura supera l’anno e la paternità è sempre riconosciuta, oppure da paesi come la Repubblica Ceca dove i genitori possono chiedere fino a 3 anni di congedo.

Paesi come Italia, Lussemburgo, Danimarca e Francia, con maternità media intorno ai 5 mesi, paternità tra 5 e 15 giorni e congedi che oscillano tra i 6 mesi e l’anno, possono essere classificati in fascia media. In questi Paesi vi è il maggior equilibrio tra l’esigenza del lavoratore alla conciliazione vita-lavoro e quella del datore di lavoro, a cui non sono imposti obblighi troppo invasivi in materia di congedi di natura familiare. Nella stessa ottica, in Italia si sta studiando la possibilità di ampliare il congedo di paternità ad un mese. La proposta in discussione consiste nell’aumento della maternità obbligatoria da 5 a 6 mesi destinando, però, i 30 giorni aggiuntivi al padre.

Discorso a parte meritano quei paesi in cui è consentito ai genitori optare – al posto del congedo parentale – per una conversione del rapporto in part-time. In Italia, Nuova Zelanda, Austria e Finlandia avviene mediante una riduzione dell’orario di lavoro del 50%.

LA RICERCA 

ONEROSITÀ PER IL DATORE DI LAVORO 

PAESI

MOLTO ONEROSI

Austria, Irlanda, Norvegia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Polonia, Nuova Zelanda

ONEROSI

Cile, Venezuela, Cipro, Finlandia, Lussemburgo, Spagna, Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Slovacchia, Ucraina, Turchia, Israele

POCO ONEROSI

Argentina, Colombia, Germania, Grecia, Brasile, Lettonia, Romania, Russia

MOLTO POCO ONEROSI

Stati Uniti, Messico, Panama, Perù, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan

I dati analizzati prendono in esame la disciplina ordinaria dei singoli Paesi e non tengono conto delle discipline speciali connesse all’emergenza da COVID-19.

L’indagine ha esaminato la disciplina relativa ai congedi di maternità, di paternità e parentali per la cura del figlio. Non prende in considerazione alcuna ulteriore tutela giuridica specifica, come: adozione, parti plurimi, interruzione della gravidanza, regole specifiche riguardo bambini disabili, possibili tutele dopo il parto (come la riduzione dell’orario per allattamento). I dati contenuti nell’indagine sono aggiornati ad agosto 2019 (con le sole eccezioni di: Belgio aggiornato ad Agosto 2017 e Irlanda a novembre 2018).

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